smettere di fumare con l'ipnosi

Smettere di fumare con l'ipnosi


La nicotina alimenta la dipendenza psicologica che rende difficile smettere di fumare. Così, nonostante il desiderio di farlo, il cambiamento delle abitudini viene vissuto con un disagio che costringe a rimandare la decisione

Quando la dipendenza mentale si riduce, diminuisce anche questo disagio e le probabilità di smettere definitivamente aumentano. Questo è l'obiettivo della seduta ipnotica, agire sulla dipendenza psicologica del fumatore

Per ottenere questo viene indotto lo stato di trance, una condizione mentale che non è sonno e non comporta perdita del dominio di sé. Permette però alle suggestioni di avere un effetto più profondo di quello che si avrebbe in un comune dialogo

La prima parte della seduta è rappresentata da un colloquio e la seconda dall'induzione ipnotica nella quale si sperimenta una sorta di piacevole rilassamento mentale nel quale si ascoltano suggestioni di carattere positivo e liberante

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Qui di seguito alcune considerazioni sulla dipendenza da nicotina tratte dalla mia attività clinica


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"Buongiorno mi parli un po' del fumo, ha già tentato di smettere, che cosa ha provato quando ha cercato di farlo, chi le ha consigliato questa seduta?" Comincia più o meno così una seduta di ipnosi destinata ad aiutare una persona a smettere di fumare e parlando emergono sensazioni, tentativi, paure, difficoltà. C'è chi oppone un perentorio devo-essere-sincero-a-me-piace-fumare oppure chi fuma quasi con disgusto, chi utilizza il fumo come una valvola di sicurezza per regolare la tensione o chi si gode la vista della campagna dal terrazzo della propria casa fumando, chi riempie voragini di tempo nei lunghi spostamenti in auto per lavoro e chi trova nel fumo la compagnia che gli manca. Potrei andare oltre e sono certo di riuscire ad annoiarvi, alla fine. Quello che risulta dalla somma di tutti i racconti è che meglio di un camaleonte la dipendenza dalla nicotina si adatta alla perfezione ad ogni persona, ad ogni stile di vita e ad ogni tipologia umana. L'ansioso si calma, lo stanco si attiva, l'insonne si addormenta, l'iracondo si placa, il timido si rassicura e così via all'infinito. Verrebbe da chiedersi se sia proprio vero che il fumo svolga tutte queste funzioni, spesso opposte, ma quello che importa è che sia vero per chi lo vive. Avete presente quelle palle di vetro dentro le quali, scuotendole un po', incomincia a nevicare? Essere dentro una dipendenza significa sapere perfettamente di trovarsi dentro una palla di vetro, che la neve è finta e che la situazione è completamente assurda, ma non riuscire ugualmente ad uscire fuori. Paradossalmente non c'è nessuno più competente di un fumatore rispetto alla situazione che sta vivendo, ma come molte volte accade la consapevolezza non porta automaticamente al cambiamento.

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Come si finisce però dentro quella palla? Come si diventa prigionieri di un'abitudine? Credo che una parte fondamentale ce l'abbia la ripetizione. Mi spiego meglio. Immaginiamo di ripetere uno stesso semplice gesto in modo ripetitivo una serie di volte. Questa stessa serie ripeterla decine di volta ogni giorno stando attenti che venga ripetuta in corrispondenza di alcuni momenti caratteristici della giornata: alcuni orari, certi luoghi o più semplicemente in corrispondenza di un determinato stato d'animo (tensione, relax, noia, solitudine, eccetera). Questo per 7 giorni alla settimana, 30 giorni al mese, 365 giorni all'anno per molti anni. Nel momento in cui decidessimo di interrompere la ripetizione di quella azione non pensate che ne sentiremmo un inspiegabile e irrazionale bisogno? Il vantaggio di avere un cervello come il nostro è che possiamo imparare infinite cose e questo processo è così potente che ce ne rendiamo conto solo in parte. Vi sarà capitato di passeggiare con un amico lungo un viale e successivamente, ripassando per quel viale, ricordare quasi esattamente ciò di cui, fermi accanto ad un lampione o accanto ad una villa ottocentesca, stavate amabilmente conversando. Eravate per caso attenti a collegare nella vostra mente una immagine a un pensiero? Avevate intenzione di consolidare nel vostro cervello un'associazione? Evidentemente no. Quindi se è così efficace la capacità di unire due parti distinte della vostra esperienza che entrano in contatto inavvertitamente e per un solo istante, sarà tanto più grande la probabilità di associare una azione alla propria stessa vita. Se a questo aggiungiamo una lieve sensazione di fastidio conseguente alla riduzione nel sangue di una sostanza introdotta nel corpo mediante quella azione (per altro una mancanza sopportabile, non dovendo interferire significativamente con le attività quotidiane) che cosa abbiamo? Lo avete già capito, abbiamo la droga perfetta.

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A questo punto potrei andare direttamente a cosa l'ipnosi può fare per chi desidera smettere di fumare e cioè tirare, come si dice, l'acqua al mio mulino. Sono invece stuzzicato dall'idea di scrivere qualcosa, in base alla mia esperienza, che potrebbe essere utile indipendentemente dall'ipnosi. Chi sa che una semplice lettura non possa riuscire ad aiutare qualcuno a smettere? Si può infatti smettere anche senza alcun aiuto esterno. Dopo una bronchite, quando si rimane incinta, dopo la lettura di un libro, partendo per una vacanza, al compimento del cinquantesimo anno di età oppure semplicemente per una scommessa fatta con un amico; vuoi vedere che ricominci a fumare prima te? Il denominatore comune per riuscirci è spesso un certo disimpegno, occasionalità, leggerezza nel tentativo fatto. Come se più è grande la battaglia interiore per ottenere la liberazione, più l'oggetto del desiderio rischia di prendere forza. Maggiore lo sforzo di auto-privazione, più grande la sensazione di mancanza. Più epico lo scontro, più probabile la sconfitta. Avete presente la storia per la quale in tutto un giardino qualcuno desiderò proprio l'unico insignificante frutto che era stato proibito? Come se il desiderio prendesse vita proprio dalla privazione. Le cose vanno diversamente quando l'imposizione viene dall'esteno, lo spiego con una metafora. Un bambino passa davanti ad una vetrina assieme al babbo e vede un giocattolo che decide di ottenere. Per ottenerlo incomincia a fare i capricci, si dimostra infelice fino alle lacrime. Se lo stesso bambino passa davanti alla stessa vetrina assieme al fratello maggiore (che non ha denaro) non farà nessun capriccio. Il bambino è la parte del cervello che ha sviluppato la dipendenza, il genitore è la parte che matura il desiderio di smettere, il fratello è una figura esterna non influenzabile. I capricci sono tutte quelle strategie che la parte dipendente mette in atto per costringere la che desidera la libertà a cedere: nervosismo, angoscia, tristezza, impazienza, ansietà, senso di incompletezza e tutto ciò che può servire. Il giocattolo è l'oggetto del desiderio: la nicotina (oppure il cibo, il sesso, il denaro, il successo, l'attività fisica, l'affetto e infinite altre cose). Quando il bambino passa accanto alla vetrina insieme al fratello non vale la pena sprecare energie piagnucolando. Semplice. Si potrebbe obiettare: il fumo fa ammalare e nessuno vuole morire. Bene. A me però non è mai capitato di incontrare un fumatore assolutamente certo di morire il giorno dopo per colpa del fumo. Ho invece spesso incontrato persone che avevano almeno un nonno che ha vissuto tanto e fumava come un turco. Sono dati statistici come quelli elettorali, io non ho mai sentito nessun politico affermare di avere perso le elezioni. È lo stesso meccanismo mentale che ci permette di superare un Tir in autostrada senza temere che sterzi improvvisamente pur essendo possibile.

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Un aspetto particolare riguarda la sgradevolezza del fumo. Se quando il bambino futuro fumatore avverte uno spontaneo fastidio, dove finisce quella istintiva capacità di identificare ciò che è dannoso una volta diventato fumatore? Questo fenomeno riguarda tutte le forme di dipendenza. La percezione delle componenti nocive dell'abuso viene attenuata. Niente di sorprendente, è la stessa capacità che ha permesso al genere umano di non estinguersi prima dell'avvento dell'acqua corrente.

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Uno degli effetti che vengono descritti più frequentemente dai pazienti è la sensazione di scaricare le tensioni. Il fumo viene utilizzato per calmarsi, tranquillizzarsi, evadere, sopportare, evitare di dare in escandescenza. Il mistero è come una sostanza stimolante come la nicotina riesca a svolgere una funzione calmante. Lo fa in questo modo. Se sul lavoro abbiano un problema, con il condomino una questione e in banca una scadenza, dentro di noi, causata da ciascuna di queste cause, si crea una tensione. Noi percepiamo la somma lavoro-più-condomino-più-scadenza. Se a queste sorgenti di tensione aggiungiamo la carenza di nicotina aumenta di poco il livello dello stress. Quando la nicotina viene assorbita dall'organismo il livello complessivo della tensione diminuisce, da qui la sensazione di relax. In più ci sono aspetti secondari quali uscire sul terrazzo, distrarsi mentalmente, compiere gesti rituali, tutte componenti presenti come conseguenza legate dell'azione del fumare e che costituiscono un corollario che consolida l'effetto rilassante.

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La dipendenza è una questione mentale. Anche se ci sono persone che avvertono più di altre la mancanza della sostanza, questa non gioca il ruolo più importante per la dipendenza dalla nicotina. Un bisogno reale può essere avvertito più o meno intensamente, ma sostanzialmente non può essere soppresso facilmente. Se la concentrazione di liquidi nel corpo diminuisce abbiamo sete, se è un po' che non mangio ci viene fame e se è tanto che non dormiamo ci si chiudono gli occhi. Anche per la nicotina accade qualcosa del genere, ma in alcune circostanze il bisogno di assumere la sostanza sembra temporaneamente scomparire. Profondamente assorbiti in un impegno lavorativo, durante un lungo viaggio in aereo, in un luogo completamente diverso da quelli solitamente frequentati. Questo fa pensare che effettivamente il bisogno che si sente abbia ua spiccata componente mentale e, in determinata circostanze, possa addirittura scomparire. Il tutto senza sforzo di volontà, senza crisi di astinenza e senza nervosismo. Come se il desiderio di fumare non sia correlato al trascorrere del tempo che determina la riduzione della concentrazione di nicotina nel sangue, ma alle condizioni nelle quali questo avviene.


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Centri per il trattamento del tabagismo - Requisiti metodologico-organizzativi e Raccomandazioni cliniche, Milano, Regione Lombardia, 2009
Perozziello F. E., La dipendenza dal tabacco. Storia, botanica, farmacologia e metodi per la disassuefazione dal Fumo
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Linee guida cliniche per promuovere la cessazione dell’abitudine al fumo. Aggiornamento 2008. Ministero della salute, ISS; Osservatorio Fumo, Alcool e Droga
Bettoncelli G., Invernizzi G., Clinical Governance e gestione del paziente fumatore in Medicina Generale. Supplemento n. 3 Rivista SIMG 3/2007, Pacini Editore, Firenze
Linee Guida clinico-organizzative. Cessazione del fumo di tabacco. Roma, 2007
Il trattamento del tabagismo, Regione Lombardiam Milano, 2003
DGR n. VI/48472, del 24 febbraio 2000: Linee Guida per la prevenzione del tabagismo nella Regione Lombardia, Milano


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