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Ansia e ipnosi

Tutto di solito nasce da un episodio o un periodo della vita durante il quale si sperimenta un malessere o un malfunzionamento. Un malessere generale, un tremore, io battito del cuore accelerato, difficoltà alla guida, un disturbo gastrointestinale, una défaillance prestazionale di qualsiasi genere ed innumerevoli altre circostanze. Successivamente invece di dissolversi e non lasciare traccia, il problema che si è vissuto diventa sempre più ingombrante e ansiogeno fino a volte a diventare un'ossessione. Che cosa fare?

La strada che si percorre è di solito quella di incominciare un percorso psicologico durante il quale viene rielaborata la propria storia, dall'infanzia all'età più adulta, nella speranza che agendo su alcune fragilità o comprendendo l'origine storica delle debolezze automaticamente il problema si riduca di intensità fino a permettere di tornare a vivere liberamente. E se non accade questo? Se nonostante questo percorso non si torna a stare meglio che fare?

L'ipnosi in questo senso può rappresentare una possibilità. Una terapia diverse dalle altre, ma lontana da me l'idea che altri approcci terapeutici non siano validi. Semplicemente ogni terapia si basa su un approccio e su tecniche psicologiche differenti e spesso tra l'altro la psicoterapia ipnotica può integrarsi con altri tipi di approccio così da favorire il cambiamento. Veniamo allora al problema di cui parlavamo.

L'ansia deriva da una attività mentale eccessiva. Questa attività può riguarda le problematiche più varie oppure tendere a mantenere il controllo su diversi aspetti della propria vita: emozioni, comportamenti, reazioni e alcuni aspetti del mondo esterno. Se da un lato tale attività risulta temporaneamente rassicurante, dall'altra gli elementi di incertezza permangono obbligando ad elaborare ulteriori soluzioni o ad aumentare la sensazione di controllo.

Si sviluppa così nel tempo un'abitudine sempre più marcata ad utilizzare il ragionamento per ottenere una parziale e temporanea rassicurazione. Tale processo presenta però numerosi svantaggi. Da una parte consuma una grande quantità di energie nervose, dall'altra essendo l'attività psichica non separata da quella del corpo è in grado di produrre un disagio fisico che coinvolge i più svariati vari apparati. Così si assiste ad alterazioni che riguardano il respiro, la pressione, la digestione, la concentrazione, la tensione muscolare, ecc.

Questo stato di cose può innescare a sua volta una sorta di circolo vizioso grazie al quale le sensazioni fisiche che si producono vengono interpretate come ulteriori elementi che generano preoccupazione. In questo modo il malessere aumenta relativamente all'apparato interessato e più in generale innescando una escalation nella quale le conseguenze di un processo rientrano come elementi che ne amplificano le dimensioni. Una sorta di crescita esponenziale che porta facilmente a sperimentare ciò che comunemente viene chiamato attacco di panico o attacco d'ansia.

Con l'ipnosi si può favorire un cambiamento in tale modalità di funzionamento che la parte cosciente della mente non riesce a cambiare. Infatti pur essendo consapevoli di potere trarre un decisivo miglioramento dallo smettere di preoccuparsi o dalla riduzione della propria attività di controllo, le strategie razionali per ottenere questo risultato non sono efficaci. Come se la coscienza non riuscisse ad agire sull'inconscio. Accade come se un allarme tarato male impedisse di vivere in casa propria, ma fosse impossibile regolarlo dall'esterno. L'esempio è un po' sciocco, me ne rendo conto, ma serve a rendere l'idea.

È chiaro che la psicoterapia deve agire al di là di ciò che è comprensibile al ragionamento razionale anche perché, se questo bastasse, il paziente avrebbe già risolto i suoi problemi senza l'aiuto di qualcuno che dia ragione di meccanismi psicologici di cui è in fondo già consapevole. La terapia deve invece cercare di agire in profondità. Con l'ipnosi, la quale permette di indurre una condizione mentale in cui la parte razionale della mente è disattivata, lo scopo è proprio questo. Agire in profondità per liberare dall'ansia che imprigiona.

Dr. Christian Panigalli

Psicologo Ipnoterapeuta

Sono laureato in Psicologia a Padova, specializzato all'AMISI di Milano, mi occupo di ipnosi da molti anni e procedo in questo modo. La prima seduta è composta da colloquio e ipnosi. Il colloquio per mettere a fuoco un obiettivo partendo da una problematica e la seduta ipnotica per cercare di ottenere un risultato. Successivamente è importante che il paziente verifichi se ha tratto beneficio dall'incontro in modo da valutare come procedere. Procedendo così, passo dopo passo, si possono evitare sedute inutili

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